L’estensione della voce nel canto

L’estensione vocale è l’ambito di suoni, dal più grave al più acuto, che una voce umana riesce a riprodurre.
Nel canto
Per quanto riguarda la voce femminile distinguiamo le seguenti estensioni da quella più acuta a quella più grave: Soprano, Mezzosoprano e Contralto.
L’estensione tipica della voce di soprano è di due ottave, dal do centrale al do sovracuto (do3 – do5), ma può variare ampiamente a seconda della tipologia.
L’estensione tipica della voce di mezzosoprano è di oltre due ottave, dal la grave al si bemolle acuto (la2 – si♭4), tuttavia in casi eccezionali può giungere al do sovracuto (do5)[1].
L’estensione della voce di contralto è di due ottave, dal sol grave al sol acuto (sol2 – sol4), tuttavia in alcuni casi può scendere al fa e salire al la.
Per quanto riguarda la voce maschile invece abbiamo: Tenore, Baritono e Basso.
La tipica estensione della voce di tenore è di due ottave: dal do della seconda al do della quarta, comunemente detto “do di petto”, che per altro i tenori intonano assai raramente.
L’estensione tipica della voce di baritono è di quasi due ottave, dal la grave al sol acuto (la1 – sol3), tuttavia in alcuni casi può salire al la.
La voce di un basso tipico si estende dal fa grave al fa acuto (fa1 – fa3) ed è la più grave tra le voci maschili.
Estensione indotta: può essere modificata attraverso cambiamenti fisiologici. Era quello che avveniva nel XVI secolo quando cantanti maschi venivano castrati, prima del raggiungimento della pubertà, mantenendo così il timbro vocale quale era in età pre-puberale. Questo avveniva in quanto la Chiesa cattolica aveva vietato che le donne potessero cantare in chiesa durante i riti liturgici. Pertanto in quell’epoca vi fu un fiorire di uomini castrati che divennero famosi come divi. Fra questi il più noto è stato Farinelli.
E’ opportuno individuare l’estensione della voce del cantante, tramite la fonetografia, per stabilire il repertorio più adatto alla sua voce. La sola valutazione della tessitura, operata dall’insegnante di canto, permette infatti di stabilire se un determinato soggetto può cantare un certo repertorio, ma non fornisce informazioni circa la fatica fonatoria che determinate frequenze possono indurre nel soggetto. Si giunge così, a volte, all’imposizione di repertori che giungono per affaticare eccessivamente l’apparato fonatorio di un soggetto, producendo, a lungo termine, condizioni di patologia.

Autore dell'articolo: Vittoria Carlino

Dott.ssa Vittoria Carlino laureata in Logopedia nel 2004 c/o Seconda Università degli studi di Napoli. Specializzata in "Vocologia Artistica" nel 2006 c/o Università Alma Mater Bologna (Ravenna). Dal 2004 esercita libera professione nell'ambito della riabilitazione della voce, linguaggio, deglutizione, disturbi dell'apprendimento. Dal 2006 dipendente di un centro di riabilitazione convenzionato con il SSN. Docente ed organizzatrice di corsi e seminari sull'uso corretto della voce in ambito professinale ed artistico, relatrice in corsi formativi e.c.m., presso associazioni e distretti scolastici. Riceve tramite appuntamento a Napoli nei pressi di piazza Nazionale Per informazioni e contatti 3337368797 vittoriacarlino@gmail.com