Disfonia Infantile

I disturbi di voce in età pediatrica, noti come disfonie infantili, colpiscono oltre un milione di bambini di diverse nazioni del mondo; i maschi, solitamente più agitati e “urlatori abituali”, sono colpiti da patologia nodulare delle corde vocali con un rapporto di 2:1 rispetto alle femmine.

L’attenzione dei genitori e degli insegnanti è infatti concentrata suciò che il bambino dice e non su come lo dice, tanto che il problema vocale risulta essere decisamente sottovalutato rispetto ad altre patologie, considerate dall’adulto piùinvalidanti. Inoltre il bambino spesso ha come modelli di riferimento degli adulti disfonici (genitori o insegnanti). Altri modelli vocali scorretti vengono dai moderni cartoni animati, in cui sono protagonisti robot con voci metalliche, atimbriche, voci spesso urlate, con tonalità aggressive e violente.

In ambito familiare spesso per cercare di zittire il proprio figlio lo si fa GRIDANDO. Il bambino,quindi, nel tono della voce dell’adulto che lo sta sgridando, percepisce subito l’evidente contraddizione e la raccomandazione perde di efficacia. In questo caso l’adulto dovrebbe avvicinare il bambino e fargli capire, con un gesto o con il semplice sguardo, che deve interrompere quel fastidioso comportamento. Inoltre se in primis i genitori hanno modalità comunicative scorrette, il bambino non può fare altro che emularle. (ad es. la mamma che grida dalla cucina: E’ PRONTOOOOOOO per chiamare il resto della famiglia, oppure il papà che per richiamare il figlio, che sta  giocando in cortile, a tornare a casa, urla SAAALIIIIII SUBITOOO affacciato dalla finestra.)

La scuola è oggi l’ambiente in cui i bambini trascorrono la maggior parte della giornata e in cui si verificano in percentuale maggiore situazioni di malmenage vocale(maltrattamento vocale): entrando in una classe, ad esempio, si può notare che i dialoghi tra compagni vengono portati avanti anche a 10 m di distanza tra i vari interlocutori e la ricreazione, in assenza di regole conversazionali, è vissuta dai bambini non tanto come un momento di riposo, quanto un’occasione per sfogarsi. Per tanto è molto importante intervenire preventivamente, su entrambi gli ambienti, educando familiari, insegnanti e bambini su un uso corretto e sano della voce.

Purtroppo la scarsa informazione e prevenzione fa sì che ci si prende cura della voce del bambino, solo quando ha già sviluppato una patologia.

Con il termine “disfonia” (dal greco δυσ-ϕωνìα= asprezzadi suono) si indica un’alterazione quantitativa e/o qualitativa della voce, conseguente a una modificazione strutturale e/o funzionale delle componenti dell’apparato fonatorio.
La “sindrome disfonica” comprende sia sintomi oggettivi di tipo acustico (alterazioni di intensità, frequenza e timbro) e clinico (alterazioni morfologiche e dinamiche rilevabili all’endoscopia), sia sintomi soggettivi di tipo fisico (fonastenia, parestesie faringo-laringee) e di tipo psicologico (sensazione di sgradevolezza e vergogna per la propria voce.
In questo ambito ci occuperemo solo delle disfonie disfunzionali, acquisite, a causa di prolungati abusi vocali.
Quando si parla di abuso vocale si fa riferimento soprattutto all’eccesso di intensità(volume); in casa si urla comunemente per varie ragioni: per particolari caratteristiche abitative (i componenti della famiglia si chiamano da una stanza all’altra, da un piano all’altro o dall’interno al giardino), per abitudini comunicative errate (uso della vocalità come unico canale di comunicazione e come punto di forza, non rispetto dei turni nella comunicazione) e infine per l’inquinamento da rumore (tv troppo alta, chiacchiericcio di moltepersone). Situazioni ad alta competitività verbale si riscontrano in un gruppo classe non adeguatamente gestito dall’insegnante, nei litigi tra coetanei e nel caso tipico del “bambino che fa i capricci”: il pianto continuo fa accelerare e aumentare di intensità l’eloquio e impedisce di fare le fisiologiche pause respiratorie per non perdere l’attenzione da parte dell’adulto.
Sintomi di disfonia:
voce che tende a divenire rauca
abbassamenti frequenti di voce
il bambino manifesta fatica nel parlare
Cosa fare?

Sottoporre il bambino a visita foniatrica, o otorinolaringoiatrica ed eventualmente, su indicazione dello specialista, intraprendere un iter riabilitativo con un logopedista.

 

Per approfondire l’argomento vi consiglio:

Il bambino e la sua voce S.Magnani FrancoAngeli editore

LE DISFONIE INFANTILI: UNA PROPOSTA TERAPEUTICA R. Mazzocchi

Autore dell'articolo: Vittoria Carlino

Dott.ssa Vittoria Carlino laureata in Logopedia nel 2004 c/o Seconda Università degli studi di Napoli. Specializzata in "Vocologia Artistica" nel 2006 c/o Università Alma Mater Bologna (Ravenna). Dal 2004 esercita libera professione nell'ambito della riabilitazione della voce, linguaggio, deglutizione, disturbi dell'apprendimento. Dal 2006 dipendente di un centro di riabilitazione convenzionato con il SSN. Docente ed organizzatrice di corsi e seminari sull'uso corretto della voce in ambito professinale ed artistico, relatrice in corsi formativi e.c.m., presso associazioni e distretti scolastici. Riceve tramite appuntamento a Napoli nei pressi di piazza Nazionale Per informazioni e contatti 3337368797 vittoriacarlino@gmail.com